ZHONG TE FU (RAVIOLI) – via Degli Scipioni 7

In Cina mangiano un botto di ravioli, mi conferma un amico fresco di trasferimento a Shanghai. Niente di strano dunque che anche qui da noi compaiano ristoranti tutti dedicati al genere. Dei vari che ho cominciato ad avvistare e segnare sul taccuino, scelgo per primo Zhong Te Fu o “Ristorante Ravioli” come dice l’insegna. In realtà la carta propone anche varie altre cose, ma è il raviolo naturalmente che si merita la prima pagina del menù.

L’offerta consiste in almeno undici varianti di ravioli, più due di wanton. Tre varianti con il manzo (manzo e pak-choi, ad esempio), tre con il maiale (ancora mi sono sfuggiti quelli con la pancetta brasata e il kimchi, ma non mi do per vinto), due di volatile (pollo e zucchine e anatra e funghi), uno di verdure miste (belli pieni a dire il vero e anche un po’ blu!) e infne due misteriose varietà di pesce, come lo sCombro (che però spesso non è disponibile) e i gamberi con le uova e l’Amaranth (che scopro essere tipo erba cipollina). Le porzioni sono generose, tutte da sei pezzi e abbastanza grossi, e i ravioli sono fatti in casa – recano l’asterisco del surgelato ma che è da intendersi come congelato, cioé fatto e messo in frizer. Fidatevi, ho affrontato una conversazione surreale per impossessarmi di questa informazione. Riprova della genuinità del prodotto è che capita spesso che le cose più golose siano finite: e se finisce vuol dire che è fresco e che non basta aprire la busta dei quattro salti in padella per sfornare un’altra porzione.

Oltre alla mania per il raviolo, un altro ottimo motivo per venire qui a mangiare è che in questo ristorante si trova il particolare stile culinario di Shenyang, finora mai incontrato a Milano. Ci interessa Shenyang perché si trova al confine con la Corea, paese con il quale mutua alcune preparazioni, e l’ibirdo – chi ci segue lo sa – a noi ci fa impazzire.

Menzione speciale quindi si merita il kimchi (preparato di cavolo fermentato con peperoncino, aglio e zenzero) che figura fra gli antipasti e arriva in porzione super generosa. Buono e tanto, insomma. Così come i piatti di riso saltato (tre in tutto: con verdure, con carne e misto), che uno te lo mangi in quattro oppure te lo fai incartare e te lo porti a casa. Cinque o sei scelte anche fra gli spaghetti, saltati o in brodo – e c’è anche un udon e una ulteriore sezione di spaghetti coreani. Altra menzione d’onore per le cosiddette “doppie fette di maiale in salsa agrodolce”, che stanno nella sezione dei secondi: una cosa dell’altro mondo. Senza esagerare, dette fette sono proprio quella cosa lì: croccante ma scioglievole e saporita e comunque tanta – perché questo è uno dei posti dove ancora le dimensioni contano. Nel menù poi c’è anche la sezione dei fritti dove si trovano il pollo alle otto spezie (ne ho mangiato un vagone da solo e sono qui a raccontarla), i gamberi nella pasta kataifi (li vorrete a tutti i vostri cocktail party), i gamberi ripieni di fiori di zucca (anche se sospetto sia il contrario), gli involtini DI primavera e le misteriose “scatole di porri” – che ovviamente ho provato e sono in pratica due frittellone ripiene di porri e carnina sbriciolata.

Insomma Zhong Te Fu convince su tutta la linea. Sfonda con i ravioli, ammalia con le fette di maiale e ti coccola con la cura dei dettagli come, per esempio: il té, che arriva già infuso risparmiandoti la gestione della fastidiosa sterpaglia che intoppa la teiera e che alla fine fa diventare tutto amaro. O il cameriere che ti porta la ciotolina con la giusta salsa per ogni cosa, mettendoti al riparo da pericolosi intrugli autoprodotti. Inoltre il rapporto qualità prezzo è ottimo.

Un ultimo sguardo distratto all’arredamento: il soffitto. Nonostante la sala si presenti abbastanza minimale, se alzate gli occhi vi troverete sotto il tetto di legno di una capanna tradizionale ricostruito qui, incredibilmente, a un passo dalla circonvallazione esterna. Basta poco per far viaggiare l’immaginazione e oltre le vetrine, chissà, potrebbe anche passare un panda (degli Abruzzi (inteso come viale (ciao!))).

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