C-style – Via degli Imbriani 1

Da poco aperto all’angolo con piazza Nigra (due mesi dal momento in cui scrivo), C-style porta un po’ di Cina come si deve alla Bovisa (già la parola Bovisa di per sé mi commuove quindi allego radiodedica). Dato che noi stessi del blog siamo ragazzi di Milano nord, ci piace particolarmente scoprire buoni ristoranti dai quali poi si possa fare la passeggiata digestiva fino a casa e che ingentiliscano un po’ i nostri quartieri (perché dove c’è il buono finisce per esserci anche il bello).

C-style si caratterizza per lo stile sichuanese ormai rinomato in tutta Milano (ma che qui ancora ti dicono: forse un po’ diverso da come sei abituato (tenerezza)) a base di preparazioni piccanti con peperoni, peperoncini e pepe di Sichuan.  Non ci sottraiamo quindi alla prova del fuoco e spariamo dritti su un piatto di maiale Sichuan style del quale apprezziamo la qualità della carne (sia tenera che croccante) e la preparazione equilibrata, che ti ustiona sì la lingua ma… La freschezza pungente del pepe di Sichuan, che secondo chi scrive è il vero ago della bilancia in questi casi, è ben dosata e si armonizza con il piccante “caldo” del peperoncino e il sostrato vegetale del peperone. Il tutto accompagnato con ciotola di riso bianco di ordinanza viene senz’altro promosso.

Per non fossilizzarci sopra le solite cose, poi, ci lanciamo su due antipasti freddi che risuonano di tradizione: lingua di manzo bollita a fette e uova centanni con tofu fresco. La lingua a fette, deliziosa, è guarnita da straccetti di trippa candidi e perfettamente puliti, viene servita a temperatura ambiente e sguazza in un fondo gradevolmente piccante nel quale si possono intingere le fette a piacere. Le uova centanni, che sarebbero uova di quaglia fermentate e si presentano in un repellente color verde muschio, hanno invece un buon sapore di tuorlo sodo che ben stempera la propria consistenza farinosa nella fresca morbidezza del tofu. Non fate gli scarosi dunque e lasciatevi alle spalle ogni pregiudizio verso frattaglie e fermentazioni e fate come la Bovisa ed entrate in una nuova era della ristorazione cinese.

Fra una cosa e l’altra non ci si è fatti mancare neanche un piatto di spaghetti conditi con la salsa di sesamo e i fagioli cinesi fritti (che ho il forte dubbio fossero arachidi) e il dolce a base di crema di riso e mango (mango discutibile ma la crema di riso ottima – anche qui superando qualche barriera culturale). Per finire: vino nella media, acqua frizzante S. Pellegrino in vetro (pollice alzato) e conto proporzionato.

C-style ci accoglie in un bell’ambiente rinnovato e ben illuminato con tanto di palco rialzato per i tavoli, balaustre laccate e alberelli di ciliegio in fiore fintoveri che abbelliscono gli angoli. Per chi si sente meno coraggioso di noi ci sono comunque tante cose già rinomate come risi e spaghetti saltati con verdura, gamberi e quello che volete, qualche raviolo (pochi per la verità, e direi che è un bene), pollo fritto eccetera. La parte del leone la fanno comunque piatti più veraci, come quelli già citati o, per esempio, il “collo d’anatra al super gusto”, segno che questo ristorante ambisce con sicurezza a una propria identità e non cerca di incontrare i gusti di un pubblico magari non ancora smaliziato. Il segno inequivocabile dello stile mi chiedete voi? L’assenza della salsa di soia sul tavolo, ormai non la mette più nessuno.

 

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