HA LONG BAY – piazza IV Novembre, 1

Fratello maggiore, o zio ricco, del più piccolo Ha Long Bay di piazza Baiamonti, Ha Long Bay di Stazione Centrale propone ancora una cucina vietnamita fedele anche se in un bell’ambiente ampio e verde da cocktail lounge internazionale. Nonostante gli alti soffitti, i tramezzi fatti con vere piante e l’architettura razionalista di piazza IV Novembre che si vede dalle vetrine, questa seconda sede conserva lo spirito familiare dell’altra, con il titolare che ti racconta volentieri la storia delle sue origini vietcambogianmilanesi e la cuoca che ti saluta dalla sua finestrella in fondo alla sala.

Per questa recensione sfrutto una tavolata da sei, abbastanza belligerante, che si è trovata a cena, ricca di appetito e scevra da pregiudizi. Abbiamo perciò potuto affrontare quasi ogni sezione del menù che si presenta molto articolato. Ci sono infatti gli antipasti, i primi (soprattutto a base di spaghettini e tagliatelle di riso, asciutti o in brodo), e poi i secondi di carne con una sotto sezione per ogni tipo di carne e per il pesce, in particolare, c’è il capitolo dei gamberi, quello dei calamari, delle lumache di mare, delle seppie, dei granchi. Infine un menù solo per il tofu (!). Data l’estensione delle liste già prevedo un ritorno, comunque per il momento:

Gli antipasti hanno tutti convinto, dall’involtino viet (o estivo) con gamberi e verze, che non è fritto ma fresco e leggero e tutto da immergere nella salsina dolce e caramellosa, ai piccoli involtini di taro (patata orientale), invece frittissimi e ideali da pucciare nell’aceto agrodolce, al maiale macinato con la citronella, che si presenta in forma di bocconcini dorati sulla griglia il cui sapore cicciosetto ben si mitiga sull’asprezza della citronella (che  poi sarebbe il lemon grass).

Di primo l’ha fatta da padrone il grande classico Pho Bo Vien, che sarebbe un piatto in brodo con le tagliatelle di riso e le polpette di manzo. Va detto che il brodo è molto leggero e dalle note quasi floreali, e la preparazione può essere arricchita da germogli di soia, foglie di menta, lime e peperoncino che vengono portati su di un piattino a parte. Quindi – come già sperimentato con il maiale macinato – alla sapidità (e morbidezza) delle polpette di manzo, e alla sostanza dei tagliolini, si abbina la freschezza e la profumazione delle erbe aromatiche.

E’ questa a quanto pare la cifra stilistica della cucina vietnamita: l’utilizzo di molta verdura fresca e profumi vegetali, che restituisce quell’esotico a base di foresta tropicale, per alleggerire e armonizzare i sapori più decisi della carne e del fritto che comunque non sono mai unti. I piatti, anche più elaborati, mantengono sempre un piacevole equilibrio di profumo e sapidità, impossibile dire se solo per vocazione, o anche un po’ per contaminazione con la cucina francese (come ci ricorda la sequenza tagliata di Apocalypse Now). Un francesismo, ad esempio, lo voglio vede nella varietà delle salse che vengono servite insieme ai piatti, sempre ben abbinate e mai coprenti – come la crema di cocco nella quale sguazzano i gamberi saltati, incredibilmente sgrassata e delicata a misura di gambero.

Per terminare, mentre gli altri si deliziavano giustamente con la torta di banana e la zuppa dolce di riso glutinoso (occhio che dentro è verde, ma non sconvolgetevi perché è più che commestibile), io mi sono giocato il tutto per tutto con un calamaro ripieno di maiale… E pensavo che l’avrei pagata e invece anche qui mi si è presentato un piatto composto ed equilibrato. Un calamaro farcito e tagliato a rondelle, il cui ripieno fatto di un impasto rosa scuro era, ancora una volta, delicato e sobrio e perfetto per la salsina agropiccante alla quale era accompagnato. Pur senza essermi entusiasmato sono rimasto pieno di gratitudine per aver evitato il colpo di grazia.

Finale di partita vecchio stile. Bottiglia di grappa sul tavolo e caciara fino a quando non ci siamo accorti di essere gli ultimi clienti nel locale (e anche oltre). Il servizio ha qui brillato per la simpatia e la comprensione: nessun sollecito ad andarcene, nessuna pressione e, anzi, qualche giro di grappa offerto dalla casa. Cose che non si vedevano più dal ’98! Prezzo corretto e compagnia sazia e soddisfatta.

Aperto anche a pranzo con un menù fisso a 10 euro, davvero promettente.

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