NOVE SCODELLE – viale Monza 4

Nove Scodelle è già un ristorante famoso: recensito, consigliato, bloggato e ribloggato. Perché ne parlo? Perché è un ottimo cinese for dummies. Cioè se qualcuno mai dovesse approcciare la cucina cinese per la prima volta (esiste purtroppo una vasta schiera che, non sapendo ciò che dice, sottostima grandemente la ristorazione cinese), quindi se fosse una prima volta, oppure un amico a cui far cambiare idea, voi portatelo pure qui. Perché da Nove Scodelle tutto è semplificato, a partire dal menù: nove piatti in tutto. I nomi delle pietanze comprensibili, gli ingredienti annotati scupolosamente e le cameriere sono tutte iscritte a lettere in Statale. Niente scontrini con gli ideogrammi, niente intestini saltati, niente birra Tsingtao, lo choc culturale è scongiurato.
Nato dall’iniziativa che ha creato in precedenza la ravioleria in via Sarpi, poi affiancata dallo street food del 25, condivide con il resto della famiglia la collaborazione con Cascine Orsine – l’azienda agricola biodinamica pavese. Un ristorante cinese dunque che si muove con logiche italiane contemporanee – specie di Milano dove ammorbarti con le info sulla provenienza di ogni briciola che rotola sulla tovaglia è ormai un imperativo morale. In piena narrazione chilometro zero dunque il locale propone birre di birrificio artigianale (ma affermato – Elav o giù di lì), carni di macelleria famosa, verdure e farine biodinamiche e anche l’arredamento (minimal-industrial-chic) è stato assemblato in parte con materiali recuperati e convertiti al design. Il classico posto in cui il milanese ci viene e ci sviene. Tesovo guavda che ti ho tvovato un posticino che è un amove, mica il solito cinese.
La cucina è ispirata a quella del Sichuan – che al momento imperversa e di cui abbiamo già raccontato – e dico ispirata perché le ragazze di servizio mi confermano essere stato tutto un po’ riadattato ai palati meno ignifughi degli italiani. Nel menù troviamo tutti gli animali da cortile (manzo, maiale, pollo, coniglio), un pesce, una verdura e un paio di spaghetti e ravioli con pasta fatta in casa. Le scodelle sono generose, comunque, e ci si può mangiare anche in due o tre.
Fra le preparazioni ci hanno intrigato soprattutto i ravioli di maiale lessati e serviti in un brodo/sughetto di salsa di soia e anice. Dei fagiolini saltati con ragù di tofu e pepe di Sichuan invece ho apprezzato il fatto che per una volta ho potuto distinguere i grani del suddetto pepe e decidere se e quando farmeli schiudere fra i denti – invece che subire la solita anestesia locale pre-estrazione. La pancetta saltata non ci ha conquistato ma la prossima volta proveremo il pollo, che sul tavolo dei vicini faceva una certa figura.
Nove Scodelle è in definitiva un ristorante milanese in cui si cucina cinese. Portateci la mamma, portateci la fidanzata snob. Vedranno un bell’esperimento imprenditoriale e anche un esempio di scambio culturale applicato. Guardarsi, venirsi incontro e prendere i migliori spunti da entrambe le parti. Il conto, a proposito, tira più sul milanese (tesovo).

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