IMPRESSIONE CHONGQING – via Benedetto Marcello 43

Sichuan è la Lombardia, Chongqing è Milano. Questo mi spiega in sintesi la signora alla cassa, google non è proprio d’accordo al cento ma io non mi addentro in questioni toponomastiche. La cucina del Sichuan e il suo temibile pepe peraltro a Milano ormai li conosciamo bene. Anche i meno appassionati ti sanno dire da dove arrivano le formidabili scodelle di fuoco che hanno turbato i risvegli di più di un milanese, inchiodandolo alle proprie responsabilità mentre la campanella dell’ufficio già iniziava a suonare.
Bene da Impressione Chongqing ci potete andare a cuor leggero, sicuri di voi stessi e delle vostre funzioni. Il locale si presenta sobrio e popolato di clientiela orientale, una buona tavola calda senza fronzoli e ben conosciuta da chi di dovere. Il menu composto da molti wok, serviti su fornelletto, con maiale, manzo, anatra, ma soprattutto reni, polmoni, intestini. Già la proposta di frattaglie, prevalenti rispetto ai tagli di carne interi, denota l’originalità e la tipicità della cucina.
In carta si trovano comunque anche diverse verdure, qualche pesce, gamberi vari e zuppe e zuppone. Incuriosiscono molto anche le misteriose aggiunte, stampate su adesivi di carta bianca, tutte in cinese e che non sempre il personale è in grado di tradurre. Noto infine che non ci sono troppi piatti di pasta e riso – e qui suggerisco che potremmo anche iniziare a fare come loro e prenderne una scodella di bianco al vapore invece che una vagonata alla cantonese con il prosciutto fucsia a cubetti, per esempio.
Una parca cena infrasettimanale ci ha permesso di assaggiare le melanzane in salsa speciale, le taccole all’aglio e un wok di rosticciana (tocchetti di carne con l’osso). Tutti  i sapori meravigliosamente calibrati e nella scodella di fuoco, finalmente, la carne croccante e tenera non è stata asfaltata dalla prepotenza di peperoncini grossi come un dito ma avvolta da una sinfonia di cipolle, peperoni, cumino, arachidi e, sì, pepe di Sichuan dosato cum grano salis. Letteralmente pochi grani che sprigionano quella piccantezza fresca e allappante, gradevole nella misura in cui non ti annienta la sensibilità delle papille gustative.
Una cosa che non ordino quasi mai al ristorante cinese è il dolce, qua invece ce n’erano due in menu e li abbiamo presi tutti. Mochi (palletta di pasta di riso ripiena di cremina di sesamo) in crosta e ricoperti di sesamo e involtini di pasta fillo (fritti) ripieni di patata dolce (taro) – non proprio per pulirsi la bocca, ma molto molto soddisfacenti.
Totale dell’operazione: una bazzecola (“cosa di poco conto”).  Imperativo categorico: tornare ancora, esplorare di più.

 

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