Poporoya – via Eustachi 17

Poporoya era di moda vent’anni fa, mi ha detto uno chef mentre ci consigliavamo a vicenda dei ristoranti giapponesi. Era di moda GIA’ vent’anni fa, gli ho risposto. Perché se è vero che la moda è qualcosa che cambia in continuazione, e i giornali di oggi sono la carta del pesce di domani, è pur vero che Poporoya è ancora a tutt’oggi sempre pieno. Mi vergogno quasi a scrivere due righe su quella che è un’istituzione, che è stato il faro di noi amanti del giappone quando dire sushi era ancora dire pesce crudo e il milanese ti sventolava la mano davanti alla fronte a dire: te se matt?
Poporoya è effettivamente ancora com’era vent’anni fa – piccolo restyling interno a parte, che non ha alterato la sostanza. Poporoya è, a mio modesto avviso, ancora il miglior chirashi della città. Punto.
Va bene che se non vai presto non ti siedi, va bene che anche quando ti siedi sei incastrato fra quello di fianco e quello di dietro, che l’ordinazione è un atto di fede – un po’ perché non c’è il menù e un po’ perché sei incalzato dalle cameriere sudamericane da una parte e raggelato dall’ermetismo nipponico alla cassa dall’altro. Va bene. Va bene tutto. Ripeto: il miglior chirashi della città. Ordinatelo SPECIALE e più non dimandate. Costa qualcosa in più ma il té ve lo offrono loro, quindi tirate fuori ‘ste due lire e sparatevi un’emozione.
Da Poporoya poi ci si va anche per Shiro, autentico signor Marrabbio con tanto di fazzoletto arrotolato in testa, che da oltre vent’anni sprizza simpatia – incurante del marasma della sala – e saluta con uno squillante CIAO NE’ chiunque entri o esca. Narra la leggenda che Shiro arrivò a Roma, a fare sushi per il primo ristorante giapponese in Italia, poi venne a Milano e aprì Poporoya (e poi l’omonimo Shiro, dall’altra parte della strada). Ma lui resta da Poporoya, locale che letteralmente presiede da dietro il bancone del sushi, che lui senza sosta lavora e prepara di fronte a tutti. Alle sue spalle, incorniciato, il diploma che lo autorizza a preparare il pesce palla – sorta di incoronazione, che da noi vale poco perché non lo assaggeremo mai, ma che in Giappone prendono abbastanza sul serio dato che il pesce palla è velenoso e se non sai pulirlo, lo mangi e muori.
Bene, questo è Poporoya. Provate anche i gyoza, il sushi e il sashimi, il piatto di spiedini di pollo e le polpette di polpo fritte. Magari la seconda volta, la prima già l’ho detto: chirashi “speciale” (se non vi basta la paghetta prendete quello “misto”, la qualità è sempre quella).

2 pensieri riguardo “Poporoya – via Eustachi 17

  1. Vado da Poporoya da quando avevo 17 anni oggi ne ho 51 , alla fine degli anni ‘80 aveva rischiato di chiudere, perché molti erano scettici nel mangiare il pesce crudo, che ridere se ci ripenso , a mezzogiorno eravamo solo io , Akira Kimura e Macel Deolazo …
    La prima volta che mangiai un nighiri mi sembrava di dover morire, oggi sono la mia droga alimentare, Mirakazawa e’ un genio della comunicazione e Mami parla il dialetto milanese meglio di me ! Che dire d’altro, Sushi originale e’ solo Poporoya tutti gli altri sono fake !
    Compleimti Shiro un bel traguardo !
    Non mi potrò mai dimenticare , La moglie sempre gentilissima e carina !
    Un saluto Momo Taro Mr. Clock Matteo Ballardini

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