Ramen Shop – via Tadino 13

Innanzitutto scegliamo il tavolo. Il locale è piccolo e può darsi quindi che non sia possibile decidere dove sedersi, ma, nel caso invece lo fosse, assicuriamoci di occupare un tavolino a vista bancone. Mentre tutto il locale è minimale e nipponico, infatti, il bancone ricorda proprio quello di una pizzeria. C’è l’ampio pianale in marmo e l’alzata di vetro che ripara i lavori ma permette di guardarli, e proprio qui viene il bello: durante la cena ci sarà molto da guardare.
L’avvio delle operazioni sarà preannunciato da una serie di potenti tonfi. E’ la massa della pasta che colpisce violentemente il pianale. La massa viene così lavorata e poi allungata e poi intrecciata a se stessa e infine ridotta tutta a panetti. Man a mano che gli ordini di ramen arrivano in cucina, dove vengono preparati i brodi e tutto quel che ci galleggia dentro, il mastro pastaio al front office fa il suo numero. Il miracolo di prestidigitazione a cui assistiamo è l’allugamento, lo sdoppiamento e progressivo sfrangiamento di ogni singolo panetto e in definitiva la trasformazione dello  stesso in una porzione di spaghetti di pasta fresca. Quando fra le dita del pastaio c’è solo un nido di filamenti bianchi il nostro uomo li taglia e precipita nell’acqua bollente. All’arrivo del brodo dalla cucina gli spaghetti si trasferiranno nella nostra ciotola e così maritati in un ramen verranno serviti al tavolo.
I gestori di questo ramen shop sono cinesi, del nord mi dicono, e quando azzardo la domanda ammettono candidamente che la cucina segue però lo stile giapponese. Stile ben seguito comunque. Nel menù, oltre a una buona scelta di ramen, con diversi tipi di brodo (leggero o pesante, di miso, di manzo o di maiale) e diversi tipi di arrosto e differenti verdure, si trovano altre delizie quali kakuni (pancetta di maiale stufata), tori karage (pollo fritto), bao (pane caldo ripieno di carne), agedashi (tofu caldo preparato con brodo di pesce) da scegliere per antipasto. Se poi non siete tipi da pasta in brodo il Ramen Shop offre anche una discreta scelta di piatti di riso fra i quali vale la pena menzionare il katsu-don e l’unagi-don (tradizionale ciotola di riso con cotoletta di maiale o anguilla arrostita).
Ci sembra dunque che il locale meriti senza dubbio un approfondimento, intanto i ramen che abbiamo potuto assaggiare si sono rivelati ottimi: brodo equilibrato, fette di carne morbida e verdure fresche, la porzione di pasta decisamente abbondante ma leggera. Visto che ci siamo lasciati tentare da una porzione di kakuni da dividere possiamo dire anche di quello tenero e saporito, molto vicino ai kakuni giapponesi assaggiati in passato.
Ora non ricordo quanto abbiamo speso ma sono abbastanza sicuro che fosse una somma del tutto ragionevole. L’unica pecca del locale, insomma, è quella di essere troppo piccolo trasmettendo perciò incertezza alle nostre repentine e improvvise voglie di ramen. Sarà bene perciò presentarsi sempre di buon ora.

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