DAWALI – via Corrado II il Salico

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“Di là dal ponte della ferrovia / una traversa di viale Ripamonti” c’è questo piccolo angolo di Medio Oriente. Entrati nel ristorante, balzano subito all’occhio le innumerevoli tele (un originale mix tra surrealismo e satira politica) appese alle pareti di un rosso mattone tanto da far sembrare l’ambiente, semplice e familiare, una piccola galleria d’arte. L’attrattiva principale la esercita comunque la cucina con tre opzioni di menù per tutti i palati: menù Dawali, vegetariano e vegano (oltre alla possibilità di scegliere alla carta).
Tutti e tre i menù offrono la possibilità di assaggiare un assortimento di dodici meze, tipici antipasti dell’area medio orientale, a base principalmente di verdure (tra cui, per esempio, hummus, cavolfiori fritti, crema di peperoni e pane fritto, le famose foglie di vite ripiene di riso e carne macinata, involtini di carne e formaggio di un livello stratosferico, crema di melanzane e tanti altri). Noi abbiamo scelto il menù Dawali che, oltre all’assortimento di meze, comprendeva anche un piatto di spiedini e carne macinata e speziata molto gustosa accompagnata da riso. Ma le meze sono talmente variegate e abbondanti che ci si potrebbe considerare già sazi e soddisfatti dopo la degustazione di questi numerosi antipasti. Il secondo piatto, infatti, può essere portato a casa con l’opzione doggy bag (o schiscia, per gli indigeni).
Da bere una interessante selezione di vini, alcune birre tra cui una di produzione libanese o la più nazionalpopolare Peroni, e tè alla menta. Per chi ha ancora un piccolo spazio nello stomaco il menù propone alcuni dolci tipici, tra cui per esempio i classici baklava.
Mentre si pasteggia in un’atmosfera intima e cordiale, grazie anche all’estrema disponibilità dei proprietari, si può assistere a dei mini show di danza del ventre. In sostanza, dalla cucina, improvvisamente, invece degli spiedini, sbuca un’avvenente danzatrice. Noi non saremmo amanti dei ristoranti che offrono anche l’intrattenimento incluso, ma queste brevi performance danzanti non ci risultano invadenti e, in definitiva, anche noi, come Fabri Fibra, stiamo col libanese! In cucina, almeno.
(contributo di S.T. e D.B.)

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